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A MODO NOSTRO ESISTE UN MOSTRO

Oggi riparto con l’angolo blog, ricordando che non molto tempo fa io e una mia carissima amica romana, Laura Pellegrini, abbiamo creato una storia…una storia che parla di “MOSTRI”, che non sono semplici mostriciattoli fastidiosi, ma riflettono emozioni e sensazioni umane, che non ci abbandonano mai…possono essere antipatici ma anche molto buffi e divertenti. Gli abbiamo dato un nome, li abbiamo intervistati e li abbiamo disegnati…un pò per ridere di loro, un pò per renderli nostri alleati!!!
Siamo sicure che con un pò di ironia possono diventare alleati di tutti.

La ballata dei MOSTRI

Carissimi signori, cessate di parlare…È la notte dei mostri, c’è poco da pregare. Il battito dei denti farà ritmo di ingresso e se chiudete la bocca… sarà lo stesso. Aprite bene gli occhi e non dimenticate quando i mostri arrivano: danzate, danzate!
Sfilano lenti e ballano leggeri, il tempo è loro amico, sono nati ieri.
La loro storia giace tra radici silenti, ma le streghe più argute l’hanno rubata ai venti. La prima volta che l’uomo ha provato un emozione l’ineffabile potenza ha generato una maledizione, nel cuore e nelle viscere la terra ha tremato e per ogni emozione un mostro diverso è nato. Sono tutti qui, a presentarsi a corte, vi mostrano la via, il riflesso, la sorte. Si nutrono di incubi e di urla agghiaccianti, amano specchiarsi nel fango e nei diamanti. Siate i benvenuti al banchetto surreale, si appropriano di tutto, finestre porte e scale. Di fronte a questa marcia anche la Regina Nera, ripiega il suo mantello, schiarisce e si dispera. Intonano un canto di morte e di tristezza, che picchia sul volto come lama e carezza. Raccontano di un bacio, gelido e inaspettato, un patto immortale che va rispettato. La ballata dei mostri riesce ad ingannare quando gli uomini la vedono, ritornano a sognare.

MOSTRO MANGIAMANIIL MANGIAMANI
È strana la sua storia e giunge da luoghi lontani, da tempo immemore si racconta del Mostro Mangiamani. La sua dote o meglio la sua maledizione è che delle mani altrui lui va ghiottone. Che lo faccia per gusto o per colmar la sua mancanza,  fatto sta che questa è la sostanza. Il povero mostro è nato senza mani nessuno sa il motivo, è un mistero tra i più arcani. Predilige quelle dei bambini, che si sa, sono più gustose e davvero sopraffini. Va a sorprenderli di notte, quando son spaventati dai mostri del buio e degli armadi che li tengono impegnati.  Il vero problema è la sua digestione, di quelle mani ne divora un milione. Il Mostromangiamani guarda con disprezzo quelli che di stare sotto il sole hanno il vezzo. Lui odia quella palla tonda e cocente che lo guarda dall’alto con quel fare impertinente. Vorrebbe che sparisse, che si spegnesse. E mentre pensa alla morte del sole e alla sua caduta lenta, si gusta soddisfatto le caramelle alla menta.

IL MULIGNOIL MULIGNO
So che non crederai alle mie parole ma non posso tacere, lui non vuole. Il Muligno, signore del sogno, cambia un cappello al giorno. Quando indossa il tricorno da pirata, sorge il veliero, l’aria si fa salata. Naviga sulla linea che divide cielo e mare, cerca un tesoro che non riuscirà a trovare. Quando si mette la corona da re, impartisce direttive, senza ma, senza se. Di ricchezza e potere si sente pregno finché non si stupisce dell’incanto del suo regno. Si toglie la corona e diventa giullare, il buffone di corte che tutti sa ammaliare. Rovescia cani, gatti, e perfino i pensieri, li mette sottosopra, come i veri giocolieri. Ribalta le domande, che mutano in risposte, e le inutili corse, che diventano soste. Ascolta in silenzio la voce della luna, quella che per noi nello spazio sfuma; dirige con maestria l’orchestra degli insetti, suona per le stelle un concerto sopra i tetti. Di danzare da solo non ha alcun timore perché infiniti mondi gli attraversano il cuore.

LA GNORGNIALA GNORGNIA
Stanca del nulla si trascina lentamente,rotola su se stessa non pensando a niente. Ha una sciarpa di desiderio che è sfilacciata alla fine poiché ne scuce l’orlo tutte le mattine. Indossa guanti d’insoddisfazione e mangia menzogne a colazione. Galleggia a pancia all’aria nel pozzo dell’attesa non vi si specchia dentro, perché si è arresa. Un giorno ci ha provato ad ammazzare il tempo ma la sua fiacca ha reso il gesto troppo lento, lui è volato via, dopo averle riso addosso e lei è tornata svelta nella terra del rimorso. Ha scordato in un cassetto il suo valore e incolpa gli altri di questo dolore. La Gnorgnia stringe i denti e prova a scappare, vorrebbe spostarsi ma non sa dove andare.                                                                                                                                                                            

LO STRAMBUTO

LO STRAMBUTO
Ha due occhi rotondi da serpente con i quali riesce a leggere la mente. Anche da fermo non è mai al riposo, lo Strambuto è un mostro proprio dispettoso. Quando qualcosa lo fa innervosire il muso gli si gonfia e comincia a starnutire, dalla bocca sputa fiamme di drago solo che a fermarlo non c’è nessun mago. Starnuta fuoco con incredibile potenza e tutti si inchinano, mostrando riverenza. A urtare caldamente il suo sistema nervoso sono i Grandi che si lamentano quando il cielo è nuvoloso, sono le parole dette senza pensiero, veleno mortale per il mondo intero. Si agita se incontra un Perché non soddisfatto, e quando si avvicinano Bugia e Ricatto. Lo Strambuto starnuta perché tutto finisce, ma questo nessuno lo capisce. Così lui si allontana con passo lento lento, lasciando il cosmo al suo proseguimento, si soffia il naso e ha il volto stanco, si asciuga una lacrima, con un fazzoletto bianco.

L'ONNOL’ONNO
È inutile che vi guardate intorno, nessuno è mai riuscito a vedere l’Onno. Non è microscopico e nemmeno lesto, non sarebbe affatto un guaio, questo. L’Onno è etereo,impercettibile, nessuno si accorge di lui perché è invisibile. Si trascina per le strade, avvolto da tristezza, lui sa di esistere, ma è un’inutile certezza. L’Onno ha un solo amico, il ricordo, quando si perde in lui diventa cieco e sordo. Per un istante riesce ad essere felice tutto appare migliore, il passato lo seduce. Ma poi l’incanto si perde, quel che è stato svanisce e lui si convince che tutto finisce. Quando l’Onno sfiora il mondo, c’è odore di miele, si alza il vento e si spengono le candele.                                                                                                                                                                                                           

LA NAMASTEA
LA NAMASTEA
I nostri mostri sono d’essenza inafferrabile, ma lei, tra tutti, è la meno imbrigliabile. La Namastea è un lenzuolo di cielo stellato, completamente oscuro, ma sempre illuminato. Il suo fascino incanta poeti e scrittori, l’umanità intera vive per i suoi ardori. Per un lembo di tempo o per l’eternità, tutti invocano la sua figura, la sua profondità. Con passo diverso dal ritmo del mondo scivola come musica che fa sottofondo; avanza sublime nel tempo interrotto tra le lancette di un orologio rotto. Lascia le sue impronte nel rosso di un fiore, nelle parole sfumate, nell’ombra di un amore. La Namastea può tutto, anche farti impazzire ha un solo limite, non sa mentire. Tra le sue stelle è scritto il destino di ognuno, tuttavia da solo non può vederlo nessuno.

LA PASITALA PASITA
Distesa su una nuvola di panna sorride agli uccelli, nulla l’affanna. Ogni mattina duetta con il mare e la sua voce tutto fa ballare. Canta la poesia di questo mondo strano, della quale a volte ci dimentichiamo. La sua casa è appoggiata tra l’indaco e il violetto, sulla pentola d’oro nascosta da un folletto. Puoi vederla solamente quando piove col sereno,  perché abita alla fine dell’arcobaleno. Sa spostare l’orizzonte più lontano, lo muove con un tocco della mano. Illumina il silenzio, come la luce di un faro, accorda il suono e tutto si fa chiaro. Danza a braccetto con la primavera, e quello che sogna prima o poi si avvera. La Pasita ha dipinto di verde la sua soglia puoi entrare anche tu, appena ne avrai voglia.

 

LE PARURE
LA PARURE
Coperte di spine, come quelle delle rose, l’una affianco all’altra strisciano sinuose. Ridipingono il mondo a loro piacimento, sguazzando tra colori distorti dal tormento. Vagano sospettose di ogni effimero riflesso, lanciando sguardi torvi al lombrico e al cipresso. Sempre vicine con corpo e parole hanno paura di rimanere sole. A chi le osserva per più di un istante viene lanciata una spina rotante. Le parure si attorcigliano in uno stretto legame che nasconde l’esterno, come le persiane! Così non potranno mai perdere la via, ma nemmeno trovarla, qualunque essa sia.

 

IL TARASSOIL TARASSO
Il povero Tarasso ha accettato il suo destino, 
sa di essere confuso con le piante da giardino, colpa di quei fiori lattei, ragnatele di ghiaccio che ricoprono il suo corpo, dalla nuca al polpaccio. Vive nascosto dietro questo bianco intenso, poiché lo spaventa questo mondo immenso: tanti gradini dove inciampare, quindi preferisce non camminare. Tanti errori da commettere, quindi preferisce stare solo a riflettere. Tutti conoscono il metodo infallibile per realizzare un desiderio impossibile: bisogna esprimerlo e soffiare su un fiore, e questo si esaudirà con un tenue bagliore. Il Tarasso chiude gli occhi e arrossisce, si soffia sul braccio e subito sparisce.                                                                                                                            

 

Il MOSTROSENZANOME
IL MOSTRO SENZANOME
Metto fine a questa strana danza rispettando un’antica usanza: dell’ultimo mostro dirò tutto quello che so, ma il suo nome non pronuncerò. Da bravo padrone delle Terre Oscure, tiene i fili delle nostre paure, le fa muovere come ombre nella notte come burattini dalle scarpe rotte. Ha scritto le sue regole con inchiostro nero e davanti ogni porta ha riposto un cero. Lui ci osserva da un trono di vetro e dalla sua dimora non si torna più indietro. Tutti lo conoscono per sentito dire, ma nessuno lo ha mai visto comparire. C’è chi dice di aver scorto il suo occhio scuro e caotico, uno scarabocchio. C’è chi giura che sulla sua bocca si nasconda una strana filastrocca. Una combinazione di suoni e rime che si conclude con la parola Fine.